"STORIA" di Eleonora Cella

Grazie a recenti scoperte è possibile sostenere che prima dell’arrivo dei romani e in seguito dei benedettini, la valle dell’Aveto fu percorsa e forse abitata da tribù primitive, che già ai tempi del Mesolitico praticavano su queste montagne la caccia prima e, durante l’età del Rame, anche la pastorizia.

Non poche difficoltà dovettero avere i Romani a scacciare dalla loro terre le tribù dell’ appennino ligure , organizzate in piccoli villaggi fortificati. Dell’invasione romana si ha testimonianza anche nei toponimi di alcuni luoghi come Vicomezzano, Vicosoprano ma anche Alpepiana e Secorte. Nella valle doveva passare la strada che permetteva di collegare il municipio di Genova con quello di Piacenza.

Con la caduta dell’impero romano è presumibile che la nostra valle sia passata sotto il dominio di Bisanzio ed in seguito conglobata nei territori del Sacro Romano Impero.

Vi fu poi il periodo delle ondate barbariche che non risparmiarono certo la nostra zona da saccheggi, incendi e ogni altro atto barbarico, portando carestie e pestilenze.

Nell’alto medioevo si ha infine la diffusione del Cristianesimo.

E proprio in questo periodo vi sono le prime notizie certe su Alpepiana: ci sono, infatti, documenti che provano la donazione di terre al monastero di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia, da parte dei re Longobardi, Liutprando, e in particolare, nel 718, della chiesa di Alpepiana, dove i frati benedettini avevano formato una piccola comunità in località Secorte. Nell’anno 962 anche Ottone I riconfermava al monastero la proprietà della chiesa di Alpepiana. Del passaggio di quell’imperatore germanico in Alpepiana, forse proviene il nome dei due paesi dell’attigua Val Trebbia: Ottone e Ottone soprano.

La denominazione di Corte, assegnata alla chiesa di Alpepiana, serviva anticamente a qualificare le chiese autorizzate ad amministrare il sacramento del battesimo e per questo la chiesa divenne il punto di riferimento delle valli Aveto e Trebbia, dove tutti andavano per ricevere i sacramenti. Sulla strada che da Casanova porta ad Alpepiana, vi è una sorgente chiamata tuttora in dialetto “a fontanaa du figieu”, la fontana del fanciullo, perché le persone di Casanova che portavano ad Alpepiana i bambini per essere battezzati, giunti in quella località, temendo che morissero, li battezzavano con l’acqua della fonte.

La chiesetta resistette sino al 1700 quando una frana la distrusse, ricostruita dai fedeli si sbriciolò nel XIX secolo e fu allora che Napoleone, con un suo decreto firmato sui campi di Montebello, chiese che fu costruita su un terreno più stabile. Gli altri paesi componenti la parrocchia, vale a dire le ville di Vicomezzano e Vicosoprano, sostennero la tesi che trattandosi di costruire la nuova chiesa questa dovesse essere eretta in un luogo di centro. Lunga e appassionata fu la lotta da entrambe le parti, infine fu scelta la località di Calcinara dove attualmente trovasi. D’impronta basilicale, fu iniziata nel 1804 e finita nel 1813 e fu consacrata a S.Pietro. Nella frazione di Secorte, l’antica sede spirituale di Alpepiana, dopo il trasporto della parrocchia, non rimase che il vasto cimitero e un piccolo oratorio dedicato a San Rocco. Proprio una decina di anni fa l’oratorio, costruito con le pietre dell’antica chiesa diroccata, ha subito restauri che hanno valorizzato la sobrietà delle antiche pietre della pavimentazione e di alcuni arredi lignei. Un’atmosfera romantica caratterizza il vicino piccolo cimitero, con originali croci di ferro battuto.

Ad Alpepiana esiste anche un mulino ad acqua con due macine in pietra, utilizzato fin dal 1830 per macinare il grano, granoturco e castagne, restaurato nel 1994.

Nell’ultimo secolo anche Alpepiana, come la maggior parte dei paesi del comprensorio della Val d’Aveto e di altri centri montani liguri, è interessata dal generale spopolamento della montagna. Già alla fine del secolo scorso si è avuta una migrazione verso gli stati dell’America; ma dopo la seconda guerra mondiale, l’esodo quasi massiccio di tutte le famiglie ha avuto come polo accentratore la città di Milano e la riviera ligure. Erano in gran parte fuochisti e carbonai che, dopo essersi stabilmente localizzati nelle grandi città, fungevano da richiamo per i propri parenti.

Le nuove generazioni ritornano ad Alpepiana saltuariamente, durante il fine settimana o le vacanze estive così che per la maggior parte dell’anno il paese rimane abitato prevalentemente da persone anziane, ancora molto legate alla vecchia terra di origine.

 

 

IL PONTE SULL’AVETO:

Fu iniziato nel 1787 e finito nel 1789 a spese del principe Doria Pamphili. Aveva 4 arcate con una cappelletta dedicata a Sant’Andrea, Santo venerato dalla famiglia dei Doria. Nel 1795 l’Aveto fece crollare le due arcate maggiori e nel 1832 venne ricostruito con una sola arcata(33 m). Nella cappella vi è collocato un tondo bassorilievo datato 1788 rappresentante il martirio di Sant’Andrea.

Fonti:

  •   "LIGURIA TERRITORIO E CIVILTà:VALLE DELL’AVETO" di Maura Boffito Ed. Sagep editrice

  • "REZZOAGLIO E VAL D’AVETO" di Giuseppe Fontana Ed. Scuola Tipografica Orfanotrofio Emiliani

  • "LA STORIA DELLA VAL D’AVETO" libricino distribuito un paio di anni fa nei punti vendita di Santo Stefano D’Aveto